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PANTA REI...TUTTO SCORRE

•"PANTA REI…Tutto scorre"
"Siamo come acqua che scorre...essa farà sempre parte di noi"

Un elemento essenziale come l'acqua che, dall'alto delle montagne, scende fino a valle, è la più grande delle forze, ma, per ironia,  quella che più rifugge gli sguardi dell'uomo che non sa osservare e valutare la sua importanza. Per questo la Proloco vi invita in un viaggio nei luoghi dell'acqua, dove la vita è in continuo divenire.

 

 

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1. FONTANA DI PIAZZA MUNICIPIO

Su di un lato di Piazza Municipio, nei pressi di Porta dei Santi, troviamo una fontana in marmo risalente al 1600 circa. La struttura risulta menomata rispetto a quella originaria affiancata, in passato, da un lavatoio. L’antica fonte ha subito nel tempo numerosi spostamenti. La collocazione originaria testimoniata da antiche fotografie, era situata appena fuori le mura del borgo medioevale di Capocastello da cui vi si accedeva dalla già citata porta. La fontana presenta forme regolari e pulite con il bassorilievo di quattro colonne tra cui emergono gli zampilli dell’ acqua situati ai margini del m0numento. La parte centrale è decorata da due incisioni latine, una circoscritta all’interno di un ovale e l’altra subito sotto. La fontana attualmente, oltre alla sua funzione monumentale, viene utilizzata come abbeveratoio ma ha perso a seguito della nuova collocazione databile intorno alla metà del 1900,la finalità di lavatoio che aveva avuto nel passato. 

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Visitare Mercogliano: tra fede e dominazione

PellegrinaggioMercogliano è un paese sviluppatosi a livello collinare  ed è per questo che le strutture più antiche e storicamente rilevanti  si susseguono, in salita, in rapida successione. Una volta giunti a Mercogliano è possibile visitare la settecentesca Abbazia del Loreto. Il Palazzo Abbaziale di Loreto, è una struttura pregevole, di estremo interesse dal punto di vista artistico, architettonico e storico. A partire dal XIV secolo, (la precedente abbazia che sorgeva a poca distanza dall'attuale) l'abbazia funge da dimora invernale per l'Abate generale della Diocesi di Montevergine. Il nome "Loreto" deriverebbe dal fatto che l'Abbazia venne edificata dove in tempi pagani insisteva un bosco di alloro (alloro, in dialetto lauro), sacro ad Apollo. L'abbazia subì gravissimi danni dal tremendo terremoto del 1732, tanto che nel 1733 l'abate Federici fece iniziare i lavori di ricostruzione (ricostruzione nell'attuale sito), affidando la progettazione al valente artista Domenicantonio Vaccaro. I lavori terminarono nel 1749, sotto l'abate Letizia. La struttura è bassa e simmetrica, con un bellissimo chiostro-cortile interno, che ospita un giardino assai curato e protetto dalle ali della struttura, con sullo sfondo il Massiccio del Partenio. L'importanza storico-culturale dell'abbazia è ragguardevole, visto che le sue numerose sale custodiscono arazzi fiamminghi del XVIII secolo; una farmacia con oltre 300 vasi di maiolica del XVIII secolo decorate a mano; l'Archivio storico dei Padri Benedettini, considerato unico nel Mezzogiorno, con numerose "cinquecentine", 7000 pergamene appartenenti a varie città e paesi del Regno di Napoli; una biblioteca con oltre 150000 volumi, e documenti, imperiali e vescovili, un gran numero di regi diplomi dei principi normanni (a cominciare da re Ruggiero II), Svevi, Angioini e Aragonesi, 300 Bolle pontificie, la più antica delle quali risalente ad Alessandro III, e 200 Codici manoscritti di pregio non comune...

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Visitare Mercogliano: tra natura e sport

Natura

 

 

Per lo sportivo infaticabile, che vuole sfuggire alla routine delle palestre e vuole cimentarsi in una sfida sempre più ardua, Mercogliano offre una “starting grid “ di fitti sentieri e strade sderrate che nel loro dipanarsi attraverso il monte Partenio, toccano i comuni di Monteforte, Mugnano, Summonte, Quadrelle, Ospedaletto ed Avellino . Di seguito un “excursus” sulle principali tratte.

 

 

 

N. 201.
Mercogliano – Santuario di Montevergine.  Durata ore 2:30 (dislivello 700 m) - Percorso turistico. E’ questa l’antica e unica mulattiera che da Mercogliano sale al Santuario della Madonna di Montevergine, essa percorre, con ampi traversi il versante sud orientale del Partenio.

N. 210.
Mercogliano – Campo Maggiore – Santuario di Montevergine. Durata ore 3:30 E (dislivello 820 m). Percorso impegnativo. Sentiero che percorre l’intero territorio montano del Comune di Mercogliano e si chiude ad anello con il percorso 201, costituendo l’escursione più rappresentativa e, se vogliamo, anche più impegnativa, tra quelle effettuabili su questo versante del Partenio.

N. 211.
Mercogliano – Campo Maggiore – Serralto. Durate ore 3:15 EE (dislivello 1010 m). Percorso difficile. Percorso diretto per il Campo Maggiore, utilizzato per lo più in discesa, impegnativo e a tratti difficile.

Variante 211 a.  
Santuario di Montevergine - Acqua Fidia
Collegamento tra il sentiero 211 e il 201 per raggiungere il Santuario di Montevergine o per tornare a Mercogliano con percorso ad anello.

N. 212.
Mercogliano – Acqua Fidia.  Ore 2:00 E (dislivello 500 m).

Percorso ad anello con la prima parte del 210, segue la mulattiera che da Mercogliano conduce a Monteforte, la cosiddetta ‘ Via degli Studenti’, utilizzata dai locali per abbreviare il viaggio verso Napoli. Interessante la prima parte e il ponte medievale sul vallone dell’Acqualeggia.

Variante 212 a.
Torelli di Mercogliano – Acqua Fidia
Percorso per mountain bike che si può chiudere ad anello con il 213 a scendere da Acqua Fidia.

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Visitare Mercogliano: tra aromi e sapori

PaneQuello che la nostra cucina propone non è altro che la rivisitazione di pietanze che il nostro territorio eredita da una terra antica, schiva , abitata dagli Hirpini, popolo fiero e battagliero, di origine sannita che si adattava molto bene alla congenita inaccessibilità dei luoghi e delle alture che, tuttoggi, circondano il monte partenio. La semplicità nel vivere ne ha caratterizzato la loro cucina, non molto elaborata e che aveva i suoi elementi essenziali nelle verdure  ,come  i cardi selvatici,  le cicorie, i fughi,  i tartufi,  le castagne, le nocciole e  le polentine,conosciute dai romani come “puls”, ottenute tramite la mescolanza di farine di grana grossa ,a base di legumi e cereali, con acqua. Come non ricordare il progenitore dell’odierno torrone, composto di una puls di miele, uova e nocciole nota, ai Romani con il nome di Cupita, ma detta oggi “Cupeto”. Particolarmente presenti  erano  proprio gli aromi, che aggiungevano alle pietanze quel vezzo di cui oggi l’alta cucina si fregia e che ricerca in quella povera. Si prenda ad esempio la “menesta maritata”, originariamente preparata con verdure di campo e “l’odore di carne”, derivante dall’osso del prociutto intintogli, oppure i “mugliatielli”, involtini di interiora e frattaglie di maiale condite con numerosissimi odori.

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